DOPO MONSIGNOR ROMERO CHI? Una frase del Papa riferita dal presidente del Salvador fa pensare al gesuita Rutilio Grande

La tomba di Rutilio Grande, nella chiesa de El Paisanal, il suo paese nativo
La tomba di Rutilio Grande, nella chiesa de El Paisanal, il suo paese nativo

“Dopo monsignor Romero potrebbero arrivare altre canonizzazioni”. La frase, debitamente virgolettata, fa parte del comunicato ufficiale diffuso dalla sala stampa della Casa Presidenziale di El Salvador, in sigla CAPRES, per rendere conto ai salvadoregni della visita del loro presidente, Mauricio Funes, in Vaticano. L’avrebbe pronunciata papa Francesco durante il breve colloquio, ulteriormente ridotto dal ritardo di 15 minuti con cui Funes è arrivato all’appuntamento. Il resto del comunicato riporta le parole di Mauricio Funes al Papa: “Gli ho detto delle nostre speranze che il processo di canonizzazione di monsignor Romero avanzi in modo tale da avere buone notizie entro poco tempo”. La risposta del Papa, riferita dalla Casa Presidenziale, è stata «“di avere fiducia”, e che lui (il Papa) considera che il processo avanzerà rapidamente e che “dopo monsignor Romero potrebbero esserci altre canonizzazioni”».

A chi stesse pensando papa Francisco non è chiaro, ma il presidente salvadoregno ha riferito al proprio staff di San Salvador che poco prima aveva nominato il gesuita Rutilio Grande, assassinato nel 1977 con altri due compagni. E’ risaputo che proprio la morte di Rutilio Grande, di cui Romero fu amico, colpì profondamente l’arcivescovo e generò in lui un cambiamento profondo. E’ a Rutilio Grande che si riferiva papa Francesco?  O ai  gesuiti dell’Università cattolica centroamericana, assassinati il 16 novembre 1992? Sei per l’esattezza, più una loro collaboratrice domestica e la figlia adolescente. L’azione del massacro venne condotta dai soldati del battaglione anti-guerriglia Atlacatl, addestrato negli Stati Uniti, che fecero irruzione nella ‘Universidad Centroamericana José Simeón Cañas’ (Uca), assassinando il rettore, il gesuita spagnolo Ignacio Ellacuría, insieme ai confratelli spagnoli Ignacio Martin Baro, Segundo Montes, Amando Lopez, Juan Ramon Moreno, e al salvadoregno Joaquin Lopez, oltre alla cuoca Elba Julia Ramos e a sua figlia quindicenne Celina Mariceth Ramos.

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