LICENZIAMENTI POLITICI. Per dissentire in Venezuela si perde il lavoro

Protesta in una strada di Caracas
Protesta in una strada di Caracas

Mentre Nicolás Maduro intraprende il suo primo viaggio da presidente per l’America Latina, l’opposizione interna alza la voce verso quella che considera una grave ritorsione post-elettorale: il licenziamento di centinaia di lavoratori dalle fabbriche controllate dallo stato rei di aver votato la parte politica sbagliata, quella, in sostanza, rappresentata da Caprile, che, com’è noto, reclama a viva voce il riconteggio dei voti. Nulla di ufficiale, naturalmente, niente che possa essere impugnato alla luce del sole e qualificato come una arbitrarietà dei vincitori. Ma i casi di licenziamento sono oramai numerosi e da individuali diventano sempre più collettivi. Al punto che la stessa Conferenza episcopale, mentre torna a denunciare il pericoloso clima di violenza che pervade il paese parla apertamente “di licenziamenti ingiustificati di impiegati pubblici per ragioni politiche”. Il testo, l’ennesimo in poche settimane, evidenzia il clima politico infuocato e i rischi per la convivenza pacifica. “Esprimersi contro o dissentire non devono essere motivi per temere la perdita della libertà, il posto di lavoro, la casa o qualunque altro diritto civile”.

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