Dalla terra di papa Francesco dov’è appena arrivato per presentare un libro all’interno della Fiera internazionale, Leonardo Boff esterna di nuovo il suo pensiero sul nuovo pontefice. “A Francisco non interessa tanto la dottrina ma le persone. Non cambierà molto a livello dottrinale, ma piuttosto in termini pastorali; tratterà bene la gente, che non si senta lontana dalla Chiesa ma parte di essa”. In controtendenza rispetto alla stagione, autunno inoltrato in questa parte dell’emisfero, il settantaquattrenne teologo brasiliano si è detto ottimista quanto al futuro: “Veniamo da un inverno tenebroso e molto duro. Adesso arriva la primavera”.
Per Boff il papa argentino “non solo farà suo il Vaticano II, ma lo spingerà in avanti. E abbiamo già avuto dei segnali. In primo luogo nella curia. Sarà di lezione a vescovi e cardinali che hanno sempre reso obbedienza al Papa perché adesso lo imitino, siano semplici, depongano tutti i simboli di potere. Avanzerà nella collegialità nel governo della Chiesa, dove il Papa sarà un articolatore, ma non solitario”. Il primo segnale in questa direzione Boff lo indica proprio nella creazione dell’equipe di otto cardinali che lo aiuteranno a governare. “Riforme ce ne saranno”, sostiene il teologo della liberazione. “Non sappiamo i tempi e il momento. Dipende dalla testa della Chiesa, che dovrà avere il coraggio di rompere con una certa tradizione. Probabilmente ci saranno conflitti, ma lui non aprirà fronti nuovi”.
Leonardo Boff offre una spiegazione anche al fatto, dal suo punto di vista contraddittorio, che un collegio cardinalizio fondamentalmente conservatore abbia espresso un Papa con le caratteristiche di Francisco. “I cardinali europei si sentivano così umiliati per i delitti della Banca Vaticana e i casi di pedofilia, che nessuno voleva essere papa. E ne hanno eletto uno dalla fine del mondo. La figura di Bergoglio emerge in questo contesto, oltre alle sue doti personali. Ci sono segni di santità in lui. Abbiamo bisogno di un papa così”.

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