UN ‘ALTRA STELLA NEL FIRMAMENTO DEI SANTI. Enorme impatto nel Salvador della notizia che Francesco ha sbloccato la causa di beatificazione di Romero. Il presidente presto Roma per ringraziare il Papa

SALVADOREÑOS CONMEMORARÁN MAÑANA EL 32 ANIVERSARIO DEL ASESINATO DE ROMERO

Era nell’aria. Anzi scritto nel firmamento. “Tutto indica che gli astri sono allineati per la beatificazione di monsignor Romero” aveva detto l’Arcivescovo di San Salvador, Gregorio Rosa Chávez, dalla Cattedrale dove sono sepolti i resti, all’indomani dell’elezione del Papa argentino. “Il cardinale Bergoglio ha una speciale ammirazione per monsignor Romero, una devozione e la convinzione totale che è un santo e un martire. Ma bisogna rispettare i processi della Santa Sede e il Papa lo sa” aveva aggiunto introducendo una nota di cautela circa i tempi. Che adesso, con le anticipazioni di monsignor Vincenzo Paglia, hanno fatto un balzo in avanti.

L’impatto della notizia è stato enorme a San Salvador. Il Presidente Mauricio Funes, antico uomo della guerriglia oggi alla guida del paese centroamericano, si prepara a viaggiare a Roma – ha informato la Casa presidenziale – per ringraziare personalmente il Papa. Alla classe politica salvadoregna ha subito chiesto “di astenersi da ogni manifestazione politica che offuschi questo fatto storico per il popolo del Salvador”. “La migliore notizia della settimana”, ha commentato Miguel Montenegro, direttore della Commissione per i diritti umani del Salvador. “Il trionfo della verità sulla menzogna e sull’impunità”. José María Tojeira, direttore della pastorale dell’ Università centroamericana dei gesuiti, dove nel vennero massacrati Ellacuria e compagni, ha dichiarato che la notizia “era attesa da tempo, un atto di giustizia”.

E mentre nel piccolo paese centroamericano si festeggia, si ricordano i travagli della causa di beatificazione di Romero. Da quando, nel lontano 22 aprile del 1979, Wojtyla papa, il vescovo annunciava ai fedeli il primo dei 4 viaggi che avrebbe compiuto a Roma, invitato dalla suore Domenicane dell’Annunziata, per assistere alla beatificazione del loro fondatore, un altro Francisco, il sacerdote Francisco Coll Guitart, la prima delle molte beatificazioni del papa Polacco.

“Vedrò il Papa” annunciò Romero dall’altare, “e parlerò con lui… Non sono mai stato contro la sua linea… Seguirò tutto quello che il Papa dice. So che li, davanti a lui, sono state presentate molte denunce contro di me. Riceve informazioni che gli dicono di quanto sia contorta la mia pastorale e so che il Papa mi chiederà conto di questo”.

Monsignor Romero racconterà al ritorno che non gli fu facile essere ricevuto da Giovanni Paolo II. Per diversi giorni deambulò “disperato” pregando di ufficio in ufficio di essere ricevuto. L’udienza alla fine venne concessa, il 7 maggio (1979), nove giorni dopo essere arrivato a Roma.

Monumento Romero in Italia

I giardini El Salvador, a Roma in zona EUR, dov’è previsto il busto commemorativo di monsignor Romero

Fu un incontro tirato, teso. Il Papa aveva la spada sguainata, scrisse. Lo zittì quando Romero cercò di parlare. Gli raccomandò prudenza. E di cercare l’unità con tutti i vescovi, anche quelli che sentiva distanti da sé. “Sono venuto via preoccupato” annotò Romero nel suo diario personale. “Potei avvertire il peso delle informazioni negative sulla mia linea pastorale. La mia impressione non fu del tutto soddisfacente”.

Chiese dedicate a San Romero, strade, piazze, scuole, San Salvador è pieno di opere che ricordano il vescovo martire. Ma ce ne sarà presto una anche a Roma, annuncia l’ambasciatrice di El Salvador in Italia. Il posto prescelto sono i Giardini El Salvador all’EUR, su viale Egeo, all’incrocio con via Dodecaneso, ad un centinaio di metri dal Palazzo della Civiltà del Lavoro. “Deve ancora essere autorizzato dal sindaco” commenta Aída Luz Santos, “a Roma sono molto esigenti con le opere d’arte, ma stiamo già ottenendo le autorizzazioni necessarie”.

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