MEDIATORE PER AMOR DI PATRIA. Il cardinale di Caracas, a nome dei vescovi del Venezuela, si offre “per facilitare il dialogo tra le due parti in conflitto”

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I toni sono drammatici. Un vero appello lanciato al governo di Maduro e all’opposizione guidata da Caprile, nel nome di Dio, a fermarsi, disarmare gli animi, sotterrare “il linguaggio offensivo, denigrante e incendiario”, evitare “gli scontri di strada che finiscono nella violenza e nella morte”. Per la Chiesa del Venezuela “Il dialogo tra le due parti in conflitto è imprescindibile”, una questione di vita o di morte, e per dare più forza alle parole i vescovi venezuelani si fanno avanti “per facilitarlo”. Una vera e propria offerta di mediazione, mai formulata prima di oggi, dettata, evidentemente, dalla percezione dell’estrema gravità del momento. Il comunicato è firmato dal cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela.

Il terzo giorno dalle elezioni, con il Venezuela al bordo della guerra civile, la Chiesa tenta di riportare la situazione su binari gestibili. Nel merito della controversia, il riconteggio del 100 per cento dei voti chiesto da Caprile a nome dell’opposizione, i vescovi ricordano che in linea di principio, era già stato accettato pubblicamente da Maduro. Il riconteggio, inoltre, “non misconosce il lavoro del Consiglio nazionale elettorale. Al contrario ne uscirebbe rafforzata la sua autorità morale e darebbe tranquillità alla popolazione”. Un altra frase chiave del comunicato allude al futuro. “La pace sociale e politica del paese reclama il riconoscimento reciproco dei due settori maggioritari del popolo venezuelano, poiché il disconoscimento mutuo renderà impercorribile tanto i piani del Governo come gli apporti dell’altra parte”.

Meno Chavez e più Caprile nel governo di Maduro.

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