In concomitanza con il 15° anniversario dell’omicidio, i resti del vescovo Juan Gerardi Conedera sono stati trasportati dalla cripta nella cattedrale metropolitana alla cappella nella parrocchia dove venne assassinato il 26 aprile del 1998, verso sera, nel posteggio di fianco a casa, in una vecchia parrocchia nel centro della città. “A quindici anni di distanza il suo assassinio non è stato ancora chiarito” commenta il parroco della cattedrale José Luís Colmenares “ma la sua memoria come testimone della fede, della riconciliazione e della pace cresce di giorno in giorno”.
Le analogie con l’assassinio di un altro vescovo, Oscar Arnulfo Romero, nel vicino El Salvador, sono notevoli. Gerardi aveva fondato e dirigeva l’Ufficio per i diritti umani dell’arcivescovado. Alto, corpulento, 75 anni ben portati, molto legato all’arcivescovo della capitale Próspero Penados del Barrio, monsignor Gerardi aveva da poco consegnato alle autorità il risultato di un lungo lavoro, un rapporto dal titolo Guatemala nunca más, che dava conto di più di 55 mila violazioni dei diritti umani avvenute durante il conflitto armato (1960-1996), la maggior parte attribuite all’esercito. I quattro volumi, per un totale di quattrocento pagine circa, riportavano migliaia di casi di sparizioni, torture, violenze sistematiche inflitte alla popolazione del Guatemala dagli inizi degli anni sessanta, quando una serie di dittatori militari di destra si sono succeduti al governo del paese conducendo una vera e propria guerra contro gruppi guerriglieri di sinistra. Il conflitto si concluse formalmente con gli accordi di pace del dicembre 1996. Il rapporto Guatemala mai più venne presentato alla stampa e consegnato al governo il 24 aprile del 1998. Due giorni dopo Gerardi veniva assassinato. Il risultato del suo minuzioso lavoro avrebbe potuto portare a processo alcuni militari per crimini contro l’umanità.
La morte del vescovo non è stata ancora definitivamente chiarita. Sono stati condannati – come complici – il sacerdote Mario Orante, un colonnello, Byron Lima Estrada e il figlio, il capitano Byron Lima Oliva. Nel mese di novembre del 2012, dopo 12 anni scontati, ad Orante è stata ridotta la pena di 20 anni di carcere per buona condotta. Anche il colonnello Lima Estrada ha ottenuto il beneficio della libertà anticipata. Per il capitano Oliva, che aspettava lo stesso trattamento dei primi due, le cose si sono complicate ed è attualmente processato per falsificazione di documenti. I mandanti dell’assassinio di monsignor Gerardi non sono ancora stati identificati.

ametalli@gmail.com

