Gustavo Gutierrez, Jon Sobrino, Fray Betto, Leonardo Boff… mentre gli esponenti più rappresentativi della Teologia della liberazione aprono a papa Francesco, altri rivalutano le posizioni di Benedetto XVI. Clodovis Boff, fratello minore di Leonardo, lo fa in una lunga intervista concessa al principale quotidiano del Brasile, Folha de S. Paulo, dove difende il papa dimissionario e critica la Teologia della liberazione. “E’ una caricatura” aver identificato Benedetto XVI come il grande nemico di questa corrente teologica. “Ha invece difeso il progetto essenziale della Teologia della Liberazione, l’impegno con i poveri come conseguenza della Fede”. Papa Ratzinger “Ha affermato la supremazia della liberazione spirituale, perenne, sulla liberazione sociale, che è storica”. Purtroppo “Le correnti egemoniche nella Teologia della Liberazione non hanno capito questa distinzione e ciò ha fatto sì che, molte volte, la teologia degenerasse in ideologia”. Più in generale Clodovis Boff esprime apprezzamento per il pontificato del papa tedesco. “La maggior parte delle critiche interne gli sono venute da settori della chiesa che si sono lasciati colonizzare dallo spirito della modernità egemonica e che non ammettono più la centralità di Dio nella vita. Elevano l’opinione personale come criterio ultimo della verità”.
Nell’intervista al quotidiano brasiliano Clodovis Boff non esita ad “abiurare” la sua passata assunzione del pensiero del teologo tedesco Karl Rahner. Una fase superata, la definisce. “Ero affascinato dai progressi e dai valori del mondo moderno, e, allo stesso tempo notavo che la modernità si secolarizzava sempre più… I teologi della liberazione hanno coltivato una ammirazione ingenua per la modernità”. Il teologo brasiliano ricorda quando, negli anni ’70, gli venne ritirata la licenza per insegnare teologia nella Pontificia università cattolica di Rio de Janeiro. Allora era cardinale Eugenio Araujo Sales e il teologo Karl Rommer, suo collaboratore, “venne a conversare con me”. “Clodovis – mi disse – penso che tu ti stia sbagliando. Non basta fare il bene per essere cristiano. La confessione della fede è essenziale. Aveva ragione” afferma a quarant’anni di distanza.
All’intervistatore che gli chiede in che momento sia diventato critico della Teologia della liberazione, risponde: “Ho sempre avuta chiara l’importanza di mettere Cristo a fondamento di tutta la teologia. Nel discorso egemonico della Teologia della liberazione notavo che questa fede in Cristo era posta in secondo piano. Il fatto è che ho reagito in maniera condiscendente. Con il tempo, questo si correggerà, pensavo tra me e me. Mi sono sbagliato”.

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