Martedì 2 aprile il senato dell’Uruguay ha approvato, con ventitré voti a favore e otto contrari, un progetto di legge per legalizzare i matrimoni tra le coppie dello stesso sesso. Il 10 aprile la riforma sarà discussa dalla camera dei deputati, che dovrà approvare le modifiche del senato. Ma sulla carta ci sono i numeri perché il progetto diventi legge dello stato. In questo caso l’Uruguay diventerebbe il secondo paese dell’America Latina, dopo l’Argentina, ad aver legalizzato i matrimoni omosessuali. C’è da dire che sul fronte “etero” languiscono sia i matrimoni civili che quelli religiosi: nel 1975 ne sono stati celebrati 23.310 in Uruguay, nel 2010 solo 10.629 secondo l’Istituto nazionale di statistica. Stessa cosa a Montevideo, la capitale, dove si sono avuti 5.324 unioni civili nel 2008, contro le 4.750 del 2009. Ma aumenteranno quelli tra persone dello stesso sesso adesso che potranno contrarre legale matrimonio? I dubbi sono molti, e serpeggiano tra gli stessi che hanno sostenuto il progetto di legge. “Probabilmente la norma non avrà un uso frequente, ha ammesso una senatrice che ha votato a favore, Costanza Moreira. “Si contano sulle dita delle due mani il numero di coppie che hanno usato le norme già in vigore dal 2008 per l’unione concubinaria” tra coppie di uno stesso sesso, ha aggiunto il senatore di Alianza Nacional Carlos Moreira. Non si prevede un grande interesse, dicono altri parlamentari uruguayani anch’essi favorevoli alla norma, e anche dal Registro Civile non hanno finora ricevuto domande in questo senso di coppie omosessuali. A luglio, dopo 90 giorni dalla pubblicazione della norma sulla Gazzetta ufficiale, si saprà se saranno più i danni che arreca la legge agli sposati o i benefici ai cosidetti “discriminati” dall’istituto del matrimonio. E non è tutto.
Alle coppie gay sarà anche consentita l’adozione o il diritto a concepire attraverso tecniche di fecondazione in vitro. E tutti i genitori potranno scegliere l’ordine dei cognomi da dare ai propri figli: finora il primo cognome è sempre stato quello del padre. Anche le cause di divorzio sono state modificate e da adesso in avanti basterà “la volontà di uno dei due cognugi” anziché quella della sola donna attualmente consacrata nel Codice Civile. Quanto ai cognomi dei figli, la norma permetterà ai genitori, tanto omosessuali come eterosessuali, di scegliere di comune accordo l’ordine dei nomi.
Dalla chiesa uruguayana è piovuto un fuoco di fila di critiche al progetto, sia nel periodo della discussione in senato, che dopo l’approvazione e la remissione alla camera dei deputati per la conferma. “Duro colpo al matrimonio e alla famiglia” ha tuonato il vescovo Paolo Galimberti. Un altro vescovo uruguayano, Carlos Maria Collazzi ha chiesto ai cattolici di non “cadere all’ambiguità di credere che una cosa vale l’altra”. Di “guerra aperta alla famiglia” ha parlato anche il vescovo Jaime Fuentes, mentre l’Arcivescovo di Montevideo Nicolás Cotugno ha lanciato un estremo appello perché la norma non sia ratificata dalla camera dei deputati mercoledì prossimo.

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