IL SUCCESSORE RINNOVA I SOSPETTI SULLA MORTE DI CHAVEZ. E aggiunge di avere “molti motivi e molta informazione”

Maduro con sombrero

I primi sospetti li aveva seminati quando ancora le spoglie mortali di Chavez giacevano nella bara ed erano fatte oggetto della devozione dei suoi seguitori. I nemici storici del paese potevano aver provocato il decesso del leader bolivariano, aveva dichiarato il delfino Nicolás Maduro. Niente di preciso, con nomi e cognomi, e neppure nessuna indicazione sulla possibile identità degli indiziati. Solo il dito puntato in avanti, a comprendere i nemici di oggi e quelli di ieri, i vicini e i lontani, quelli interni e quelli esterni. Il candidato alla presidenza del Venezuela Nicolás Maduro ha adesso reiterato i sospetti che Chavez non sia morto di cancro pelvico, come tutti sanno o credono di sapere. “Sino all’ultimo secondo” credeva di salvarsi, ha creduto “che sarebbe vissuto e voleva vivere”. Poi il tracollo e la morte. Per questo “investigherà a fondo” la morte di Chavez. E questa volta, a dieci giorni dalle elezioni del 14 aprile, Maduro ha fatto un piccolo passo in avanti, aggiungendo che ci sono “poteri nel mondo che sperimentano armi per propagare virus o lo stesso cancro” e di credere “che al comandante Chavez lo abbiano infettato”. Una convinzione personale, ha precisato, ma sostenuta da “molti motivi e molta informazione”. L’opposizione, da parte sua, chiede a viva voce che Maduro faccia un ulteriore passo in avanti e scopra le carte che ha in mano. Convinta che si tratti di un bluff contro di lei.

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