UN SALUTO LUNGO 88 METRI. “Orgoglio e allegria di Buenos Aires per papa Francisco”

Gigantografia Bergoglio

Il traffico scorre sempre lentamente lungo Avenida 9 de Julio, la grande arteria che taglia la capitale argentina da un capo all’altro. C’è tutto il tempo per alzare gli occhi e osservare il gigantesco tessuto bianco azzurro che spiove dall’alto con l’immagine del concittadino oggi più popolare. Papa Francesco saluta con la mano alzata e il viso sorridente l’automobilista che rallenta all’altezza del non meno celebre obelisco patrio. Un saluto d 88 metri di lunghezza per 34 di altezza che discende dalla facciata dell’edificio La Plata dove prima il governo della città aveva innalzato la gigantografia di The Wall, dall’album dei Pink Floyd, in omaggio alla visita di Roger Water, il leggendario bassista del gruppo inglese, e prima ancora aveva campeggiato il ritratto di un’altra icona nazionale, Ernesto Sabato, dopo la morte avvenuta nell’aprile di due anni fa.

E’ la prima giornata di papa Francisco di stoffa nel centro della sua città, che lo aspetta a dicembre in carne ed ossa, mentre un Bergoglio virtuale, dagli schermi televisivi di Canale 21, la televisione dell’arcivescovado, rivolge iI messaggio tradizionale di Pasqua che aveva registrato prima di partire per Roma e rinchiudersi in conclave. I temi anticipano quelli toccati nella Basilica di San Pietro durante la Messa del giovedì santo per l’imposizione del Crisma. Qui, nel Bergoglio nostrano, il buon sacerdote che porta addosso l’odore delle pecore di cui si prende cura diventa il profumo dell’unguento che “discende come l’olio di Aronne fino ai bordi della realtà… illumina le le situazioni limite, le periferie dove il popolo fedele è esposto alle incursioni dei predatori assetati della sua fede”. “L’unzione – dice dallo schermo – non è per profumarci, ancor meno per essere conservata in un recipiente, giacché l’olio diventerebbe rancido… e il cuore amaro”. Anche qui parla del buon sacerdote che esce incontro agli uomini e si mescola con loro portando la speranza del Risorto, per contro del cattivo sacerdote “che non esce da sé, che unge poco, e così si perde il meglio del nostro popolo”.

A Santa Rosa, poco più di 600 chilometri dalla capitale argentina, il successore di Bergoglio, il vescovo Mario Poli nello stesso momento parlava delle “sfide” che dovrà assumere dopo il 20 aprile, allorché prenderà a carico l’arcidiocesi di Buenos Aires che papa Francesco gli ha appena affidato. Dopo aver affermato che “manca un serio dialogo tra gli argentini” (richiamo frequente in Bergoglio, poco gradito dalle autorità) ha aggettivato quelli che saranno i rapporti con la presidente Cristina Kirchner e il suo governo: “rispetto”, “collaborazione”, “dovuta distanza”.

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