EFFETTO BERGOGLIO. Cambio di atteggiamento nella presidente Cristina Kirchner

La presidente Kirchner durante un atto per l'anniversario del golpe del 1976
La presidente Kirchner durante un atto per l'anniversario del golpe del 1976

L’Argentina rievoca il colpo di stato militare del 24 marzo 1976 e la sua presidente si rivolge al paese con un linguaggio più moderato di quello usato negli ultimi tempi. Così, sul luogo in cui ha funzionato uno dei centri clandestini più temibili della dittatura, la si è sentita reclamare “comprensione tra noi argentini” e “intendimento”. La vedova Kirchner, che cercherà ad ottobre il suo secondo mandato presidenziale, ha esortato chi l’ascoltava a rifuggire il rancore: “L’odio ci trasforma in persone brutte, che forse soffrono senza rendersene conto”. L’appello al dialogo tra gli argentini ha avuto in questi giorni toni inediti: “Non c’è libertà senza amore al prossimo” ha detto la presidente in un chiaro riferimento evangelico, “L’egoismo è figlio della paura”. Di ritorno da Roma, dove ha partecipato alle cerimonie di per l’assunzione pontificia del suo eminente concittadino Jorge Mario Bergoglio, Cristina Kirchner ha fatto sfoggio di un largo repertorio di frasi conciliatorie. Nel centro di detenzione, presentando gli incartamenti originali della famosa Conadep, la commissione incaricata di investigare i crimini della dittatura militare creata da Raúl Alfonsin nel 1984 e presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato, ha tracciato un elogio della diversità. “Essere differenti non significa che uno sia migliore e l’altro peggiore… La cosa meravigliosa è riconoscersi nella differenza”.

La stessa moderazione della presidente dell’Argentina è stata notata ad altri livelli della compagine governativa. Una direttiva dopo il viaggio a Roma, che con ogni probabilità la Kirchner ha dettato a tutto il governo impegnato in una aspra campagna elettorale, che si concluderà in ottobre con le elezioni politiche e presidenziali.

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